Sull’innovazione

L’innovazione è affascinante.

Personalmente adoro sentire la scintilla che scocca e l’idea nuova che si manifesta, più o meno chiaramente nella mente.

Siamo andati sulla luna e tornati prima di mettere le ruote sotto le valigie. Il trolley di massa si è diffuso solo dopo il primo viaggio spaziale!

Le rotonde si sono diffuse dopo 40 anni di ingorghi.

Da non molto le ruote sono comparse anche sotto i cesti del supermercato.

Parliamo della ruota, non certo un’idea rivoluzionaria di questi tempi.

Idee innovative incrociate di recente.

1. La Moleskine “localizzata”, con info utili e mappe sulla propria città, la stessa dove le persone passano la maggior parte del proprio tempo.

2. Il dispenser di sapone integrato nel lavello della cucina. Si ricarica dall’alto, chiaro.


3. La ricarica telefonica alla cassa del supermercato, da prendere insieme alle caramelle.

Cosa hanno in comune queste tre innovazioni? Che sembrano… ovvie!

Ti chiedi “perché non ci hanno pensato prima?”. Non era ovvio quanto fosse scomodo prendere il flacone di detersivo con le mani insaponate mentre si lavano i piatti?

Prendere una ricarica “al volo” e pagarla insieme alla spesa fa risparmiare tempo (niente più ricerca disperata del bancomat o dell’edicola/tabaccaio, ecc.). Non era ovvio?

Perché non ci hanno pensato prima?

Credo che la risposta sia nel processo che porta all’innovazione. Dalla mia esperienza personale direi che l’innovazione accade più facilmente…

  • se hai esperienze pregresse nel campo (marketing, produzione di cucine, ecc.)
  • se hai un atteggiamento aperto e riesci a collegare esperienze in ambiti diversi (ricordate la pubblicità del bambino che giocava con la biglia e il padre che “inventa” il dentifricio con la spirale interna tricolore?)
  • se non hai alcuna esperienza con l’oggetto/processo in questione (il punto di vista di chi non è contaminato dal’esperienza e riesce a vedere l'”ovvio invisibile”)
  • se ti fai le giuste domande, soprattutto: “come potrei farlo funzionare meglio?”
  • se ti sforzi il necessario a rispondere alle domande che ti fai
  • se dedichi il tempo necessario alla progettazione

L’ultimo punto ritengo sia il più importante.

Nei progetti (tutti) si pensa che sia la realizzazione (implementazione) la fase più lunga e complessa.

In realtà la regola dei 3 terzi del tempo si rivela quella giusta quasi sempre: 1/3 alla analisi/progettazione, 1/3 alla realizzazione, 1/3 al testing.

Giorni fa, ho pagato il parcheggio, dopo qualche difficoltà nell’interazione con lo schermo. Quindi mi aspettavo la ricevuta, o le istruzioni per averla. Paghi e ti danno lo scontrino, giusto? mi sbagliavo.

Infatti, solo dopo aver pagato sono riuscito a leggere “il cartello” sotto allo schermo:


Non male eh?

Chi ha progettato e realizzato questa macchina non si è posto troppe domande, non ha dedicato abbastanza tempo alla progettazione e forse meno al testing.

Purtroppo, neanche chi ha comprato la macchina l’ha testata prima di comprarla.

Innovazione in azione: due idee.

1. Treni in arrivo/partenza alla stazione di Bologna.

A Bologna, il monitor (molto piccolo) con i treni che arrivano e partono lo trovi nel corridoio sotterraneo che attraversa i binari, in corrispondenza delle scale.

Così succede che tra chi aspetta di sapere dove arriverà/partirà il treno, quelli che lo sanno già e quelli che sono appena arrivati e cercano l’uscita, il corridoio diventa un imbuto affollato.

Posizionare degli schermi più grandi sui binari? Troppi una trentina di monitor? Oppure, metterli a metà tra una scala e l’altra, per ridurre al minimo gli intralci?

2. Come frugare meno tra le confezioni di pasta?

Ecco una idea semplice che può semplificare la vita. Le confezioni di pasta hanno spesso delle trasparenze per far “vedere” il tipo di pasta all’interno. Ma nel mio caso non era sufficiente:

Da qui l’idea: e se usassimo dei colori per riconoscere i formati? Una fascetta gialla per le linguine, una arancione per gli spaghetti, una rossa per i bucatini? E’ anche questa un’idea riciclata ma efficace. Avete presente le chiavi colorate?

Due consigli.

1. Fatevi domande e dedicate tempo alla progettazione di tutte i progetti (analisi, ideazione, definizione degli obiettivi, strategia e poi condite con mille “perché…?”)
2. Interessante questo post di Scott Berkun sullo stesso argomento.

Per finire, ecco le 50 aziende più innovative al mondo, secondo FastCompany.

New Marketing

Il mondo non è impazzito. Ha solo trovato un modo per esprimersi. E’ diventato palese, riconoscibile. Grazie alla rete.

L’esplosione di MySpace, i social network, You Tube hanno reso evidente ciò che già c’era: un numero incredibile di persone uniche. Persone che ora si aggregano non più nella propria città, ma nel mondo. La rete è lo strumento che rende tutto questo possibile. E la rete è l’unico strumento che renderà possibile ascoltare, parlare e interagire con queste persone.

E’ questo il cuore del new marketing. Persone. Non numeri.

Di fronte a un panorama di questo tipo che senso ha il marketing come strumento per farsi notare dalle masse? E’ chiaro che il marketing per le masse continuerà ad essere utile solo per quelli che continueranno a produrre per le masse, dove i margini sono più bassi e la concorrenza è pronta a farti sparire in una notte.

Gli strumenti del marketing per parlare a questo universo di nicchie sono necessariamente quelli della rete. E secondo le regole della rete: trasparenza, autenticità, umanità, rilevanza, affidabilità. Si, perché la rete amplifica e velocizza i tuoi connotati positivi o negative. Che tu sia una persona o un’organizzazione.

Tu hai già cominciato a sperimentare il nuovo marketing? Come stai usando gli strumenti del nuovo marketing per ascoltare e soddisfare le persone che chiami clienti o potenziali clienti?

Di new marketing parla Seth Godin in questo manifesto e Gianluca Diegoli (mini-marketing) quando si riferisce al marketing utopico.